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  • chiara bracale

Adotta un cane dal canile

Aggiornamento: ago 11

In Svezia c'è un detto "Finns det hjärterum så finns det stjärterum" e significa che:

Se c'è spazio nel cuore, c'è spazio per un sedere in più.


La prima volta che ho messo i piedi al Canile di Varese per portare il mio lavoro di dog photographer al servizio dei cani ospitati era il 5 novembre 2020.


E la prima volta che i miei occhi hanno incrociato i suoi era il 19 novembre 2020.

Ricordo che entrai nello sgambone grande. Alice, Educatrice del Canile, mi disse quali erano i cani che avrei dovuto fotografare e poi indicò lui. Una nuvola bianca con grandi occhi d’oro.

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“e lui chi è?” chiesi

“lui, è Quaverio ... ignoralo ... se vuole sarà lui a venire da te”


Cosi io, come ero abituata a fare, mi accovacciai in un punto, e inizia a fotografare gli altri cani, credo fossero dentro in 5 o 6.


Qualcuno mi abbaiava, qualcuno restava lontano, qualcuno veniva vicino in cerca di un contatto, Lui mi guardava da lontano,

E poi Lui è venuto li vicino a me e mi si è seduto affianco.

Alice, da fuori lo sgambo mi disse “guarda che vuole le coccole”, così io allungai la mano per accarezzargli il pelo. Ruvido, folto. Bianchissimo. Restò lì tutto il tempo che trascorsi nello sgambo.


Se distoglievo la mano dal suo pelo per scattare le foto, lui mi toccava dentro con una zampa. Cosi trascorsi il resto della mattinata, scattando le foto agli altri cani reggendo con una mano la mia pesantissima macchina fotografica, e con l’altra accarezzando lui. Non fu facile, una volta terminato di fare le foto, lasciare lo sgambo e staccare le mani da quel pelo.


Sono tornata in canile ogni settimana da quel giorno, tanti i cani da fotografare e che meritavano di avere i loro ritratto. Una restituzione di dignità e una opportunità in più di essere adottati.


Ma lui…. lui l’ho rivisto quasi un mese dopo. Il 12 dicembre in occasione delle fotografie che

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abbiamo fatto con i cani ospiti del canile e i ragazzi del Varese Triathlon e del Rugby Varese.



Quel giorno quasi non mi guardò. E di certo non si avvicinò.




Intanto, a casa nostra si parlava di prendere un altro cane, come molti di voi sanno abbiamo una leonberger, Ecla, che ha quasi due anni. E prima di lei c’era stato il nostro indimenticabile ed eterno Jethro, che ci aveva lasciati con il cuore in frantumi nel 2019. Ma io non ero per niente convinta al pensiero di prendere un altro Leo. Non perché io non ami i leo…anzi… ma il mio leo maschio era stato lui, e non ce ne sarebbe mai potuto essere un altro.


Ricordo le chiacchierate con Alice, al freddo, nel fango. Una in particolare, era il 24 dicembre 2020. Stesso sgambo. Stessa fotografa. Stessa meravigliosa educatrice. Stesso meraviglioso cane.

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Non riuscivo a capire. Come mai anime cosi splendide potessero non avere una famiglia? E guardavo lui, bellissimo, con tanti ostacoli da superare, ma con immense competenze.

Come diamine era possibile che lui fosse ancora lì dentro? 5 anni di cui 4 in canile. Arrivato a Varese dall’Aquila post terremoto.

Alice mi disse che per i cani di grande taglia era più difficile, e quasi scherzando, ma forse nemmeno poi molto, mi disse “perché non lo prendi tu?”.

Quella frase resto li. Sospesa, nell’aria….


E un giorno parlando con mio marito, Andrea, le emozioni, le sensazioni, i pensieri, si sono fatti strada, e hanno trovato la loro collocazione.

I canili esistono da sempre, ma io prima di quel novembre non ci avevo mai messo piede. E poi ho messo un piede, e l’ho fatto inizialmente in un modo quasi distaccato, pensando che avrei “solo” messo a disposizione ciò che so fare. Fotografie ai cani.


Ma poi in realtà ne sono stata travolta, e proprio grazie alla fotografia, e attraverso quell’osservazione discreta, ci sono finita dentro con un piede e poi con un altro, e mi ci sono trovata dentro con tutte le scarpe, con la testa e con il cuore.


Ricordo che dissi ad Andrea, che da quando avevo messo piede in canile, nella mia testa, nel mio cuore, qualcosa era profondamente cambiato. E che non potevo pensare che un tale immenso (dentro e fuori) cane passasse la sua vita in un box, per quanto lui fosse amato tantissimo da chiunque li in canile. E nonostante la consapevolezza che il Canile, non è un luogo orribile, ma un luogo di rinascita, di recupero.

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E in fin dei conti “noi siamo genti che per i sederoni grandi hanno un debole” e che per noi, la taglia grande non ha mai costituito un limite. E che forse, con non poca presunzione lo ammetto, se non lo portavamo a casa noi, non lo avrebbe portato a casa nessuno.


Gli chiesi di dare una possibilità a quella nuvola bianca, e di darsi una possibilità. Gli chiesi di incontrarlo, di parlare con Alice, con Marco, e solo dopo prendere una decisione.

Andrea si è preso il suo tempo. Ha considerato milletrecentoquaranta variabili, tutti i possibili rischi, e poi il 31 dicembre, con la neve nello sgambo, si sono incontrati anche loro due.

Il bipede si è accovacciato e ha atteso, il quadrupede gli stava a distanza. Lo osservava, lo controllava.

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Ma poi la magia. Si è avvicinato, e si è sdraiato, e sono restati li, per minuti che sono sembrati eterni.



Io e Alice che ci guardavamo. Cercando silenziosamente, e solo con cenni degli occhi, di capire se avevamo fatto un

primo passo.



Quando abbiamo lasciato lo sgambo, Alice, con sguardo sornione, ci chiese:

dog photographer
“Lo considero in preaffido?”

Noi ci siamo guardati, e abbiamo detto SI, con tutte le incognite possibili. SI.


C’era da vedere come sarebbe andata con la nostra Ecla, e soprattutto come sarebbe andata con Marcello, il nostro bimbo che di li a poco avrebbe compiuto 6 anni.





Il 9 gennaio, durante una mattinata gelida, ci siamo recati in canile, insieme ad Ecla.

Lei passionale, entusiasta, e lui accompagnato dal suo compagno e supporter di box Talos (che cerca ancora una famiglia tutta sua........)

Ecla ha un carattere buono, le piace giocare, è matta come un cavallo. E credo se ne sia i

nnamorata subito.

Lui, invece, bello e tenebroso, la teneva a distanza, quasi…anzi senza il quasi…infastidito da tanta esuberanza. Le ha borbottato più volte, quando lei si faceva troppo irruenta, e quando invadeva troppo il suo spazio di sicurezza.


Ma Ecla, anche se noi la prendiamo in giro e diciamo che è una pistolona mononeurone, è in realtà un cane con grandi capacità di comprensione dell’altro. Soprattutto se l’altro è un suo simile.

Ci ha messo un pochino, ma settimana dopo settimana, hanno preso entrambi le misure, l’uno dell’altra. Una comprendendo che ad una certa la devi piantare, l’altro comprendendo che forse un po’ di pazzia la posso anche accogliere. Ma che andare a controllare il perimetro è più bello se lo facciamo insieme. Hanno condiviso il cibo e le coccole. Hanno condiviso il tempo insieme a noi.


Il 20 febbraio 2021, senza la passionale Ecla, abbiamo portato in canile Marcello. Per la prima volta.

Ci eravamo lungamente preparati a quell’incontro. Avevamo letto libri, due in particolare hanno guidato noi e Marcello nell’avvicinamento:

A Oliver piace - A Oliver non piace (haqihana.com)

Il mio Cappuccetto Rosso (haqihana.com).

E sulla carta Marcello era perfettamente preparato, sapeva esattamente come avrebbe dovuto approcciarsi, e cosa non avrebbe dovuto fare. Marcello ha 6 anni, è un entusiasta, è vulcanico, è imprevedibile.

E invece, lui, a dispetto di ogni nostro timore, ha messo in pratica ciò che aveva imparato. Calmissimo, ha atteso. Quaverio si è avvicinato, poi si è seduto e infine sdraiato per farsi accarezzare. Marcello gli si è sdraiato accanto e Quavi ha lasciato che il bambino lo accarezzasse.

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Avete presente quegli attimi che sembrano non finire mai? Come quando baci per la prima volta qualcuno di cui ti sei innamorato. Dimentichi qualunque cosa stia accadendo intorno a te. E potrebbe caderti il cielo sopra la testa che non te ne accorgeresti.


È stato un attimo, ma era uno step decisivo nel nostro percorso. Se fosse andato male avrebbe compromesso tutto il viaggio che stavamo compiendo. Marcello è un bimbo molto sveglio, ma è pur sempre un bimbo. Quaverio dal canto suo avrebbe potuto reagire in mille modi diversi, non tutti positivi, ma tutti comprensibili. Ha scelto il migliore tra tutti. Conquistando in una frazione di secondo il cuore del mio bimbo.

I cani dicono tutto, non tengono per loro nulla. Se solo sei in grado di sederti ed ascoltare, con il cuore pronto ad accogliere.


Il 27 febbraio 2020, siamo tornati in canile, tutti al completo. Sotto l’occhio attento di educatori e del comportamentalista che ha osservato le nostre interazioni.

Io non so se scorderò mai le sue parole, e come ci ha permesso di comprendere anche la nostra Ecla. Ricordo che ci disse che lei era bravissima, e come era in grado di comprendere e comunicare con lui. e le sue parole, dopo un pomeriggio intenso, pregno di emozione, e con un pizzico anche di tensione

“per me è un si, con il tempo giusto, ma è un si. non potrebbe trovare famiglia migliore e cane migliore"

Tornammo a casa, emozionati e quasi increduli.

Davvero eravamo all’altezza di accogliere nella nostra famiglia quel cagnolone?


Proseguì cosi il nostro viaggio. Siamo tornati in canile ogni settimana. Abbiamo gettato le basi della nostra relazione. Abbiamo portato a casa qualche successo, e qualche insuccesso. Abbiamo fatto passi avanti, e anche alcuni indietro.

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E sono passate le settimane, e sono passati i mesi. Abbiamo passato pomeriggi seduti su una coperta stesa nello sgambo, creado il nostro nuovo gruppo.


Ad un certo punto però sembrava di essersi arenati. Come se quanto fatto in canile, fino a quel momento, fosse il massimo che potevamo fare.

Un grande ostacolo davanti che sembrava insormontabile, e che separava lui dalla nostra casa: salire sulla macchina, non sulla nostra. Su qualunque macchina.


E poi il 1 luglio 2021. Avevo trascorso la mattinata a fare un servizio fotografico, senza guardare mai il telefono. Una volta tornata alla mia macchina, riposi al suo interno tutta l’attrezzatura, e presi il telefono. C’erano tantissime notifiche di Alice. E un messaggio “iniziate il conto alla rovescia”. Guardavo quelle foto, con gli occhi appannati dalle lacrime. La chiamai, non riuscivo a crederci. Quella mattina c’era stata la magia. Con lo splendido trio composto da Alice, Marco e Rachele, Quaverio ha fatto il grande salto oltre il suo ostacolo più grande. Salendo sulla macchina, e uscendo dal canile per la prima volta, e andando a fare una passeggiata del bosco. Dicendo a tutti: IO SONO PRONTO.



bambino emozionato

Continuavo a piangere di gioia. Quando andai a prendere Marcello a scuola lui mi accolse con un “mamma, oggi ho fatto una monellata” e io lo interruppi. “amore, oggi non importa, guarda cosa è successo stamattina” e gli mostrai le foto di Quaverio in macchina.


Lui mi strinse fortissimo. Con grandi goccioloni che scendevano da quei piccoli e trasparenti occhi.







Il 22 luglio, Alice Marco e Quaverio, sono partiti dal canile, e sono venuti a casa nostra.

Come vi spiego come è stato vedere la macchina di Marco varcare il nostro cancello, vedere che davvero, sul serio, Quavi era in macchina. Quando ne è sceso, ed è venuto li, è stato impossibile trattenere l’emozione. Le lacrime sono scese incontrollabili (si siamo dei piangioni!) Lui ha esplorato casa e giardino, ha girato qui e li accompagnato da quel vulcano di Ecla.



E’ stata dura vederlo ripartire. Ma dalla nostra c’era la forza, e la consapevolezza che il viaggio intrapreso tanti mesi prima stava per portare allo sbocciare di un fiore stupefacente.

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Siamo tornati a prenderlo ancora il 24 luglio, e ancora il 31. E ancora il 2 agosto 2021, per trascorrere una notte con noi.

Preparare la cena con quei due sederoni piazzati a terra. Quante volte in questo anno, io e Andrea ci siamo guardati e ci siamo detti

“chissà se e quando saranno entrambi in cucina”, e poi quel giorno finalmente è arrivato.

Vivere la nostra quotidianità come sempre, ma con in più lui, a riempire ancora di più le nostre vite e il nostro cuore. Svegliarsi e trovarlo li scodinzolante pronto subito ad una carezza.


Mi rendo conto che visto da fuori appare come un’odissea, ma il rispetto dei suoi tempi è ciò che ci ha portati qui. Parlo di noi, e parlo di lui. Lasciargli il tempo di digerire tutti i cambiamenti è stato fondamentale. Permettergli di avere il tempo di fidarsi di noi. Per non parlare dell'incredibile lavoro fatto in canile da Alice, da Marco, e da tutti, volontari e operatori che si sono presi cura di lui e di tutti gli altri cani ospiti, in questi anni.

È stato facile? No. Non dirò che è stato facile. E non dirò nemmeno che sarà tutto facile d’ora in avanti. Ma lasciatemi dire che questo è stato un viaggio incredibile. È stata una scoperta continua. Ci ha fatto ridere, sorridere e piangere. Ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti sconfortati e arenati. Ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti invincibili. E ci sono stati momenti in cui ci siamo sentiti inadeguati. Momenti in cui ci siamo chiesti se davvero stavamo facendo il suo bene a portarlo a casa. Ci siamo messi in discussione. Tutti.


Ma questo viaggio ha cambiato tutti noi, questo viaggio sta insegnando a Marcello il profondissimo rispetto per i tempi dell’altro. Per le esigenze dell’altro. E che a volte, attendere non è cosi malvagio.

Perché dopo l’attesa, ciò che ti attende è una codona scondinzolante, perché dopo l’attesa, davanti a te si spalancano due grandi, profondi occhi dorati.

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Quegli occhi celano ciò di cui non sapremo mai nulla, non sapremo mai cosa hanno significato questi anni per lui. Quello che ho la presunzione di sapere, è ciò che mi impegnerò, è ciò che ci impegneremo tutti, a donarti d’ora in avanti.


Spesso con i proprietari di altri cani si parla di quanto sia importante il tempo. Il tempo che dedichiamo a stare con il nostro cane, il tempo che dividiamo con lui.


Il tempo è alla base di tutto. È il valore più prezioso. Spesso è tutto ciò che abbiamo. Tempo. Tanto? Poco? Forse l’importante non è quanto ne hai a disposizione, ma come desideri vivere quel tempo a fare la differenza.


Quello che so è che il viaggio insieme è appena all’inizio.

Sono mesi che tengo traccia di tutto, che riporto le mie emozioni, che raccolgo fotografie del nostro viaggio.

Penso non serva spiegare perché, io resto una fotografa, e le fotografie per me sono e saranno sempre il modo più profondo di raccontare emozioni, e fissare le impronte di ciò che siamo, da dove arriviamo e dove stiamo andando.


Sono mesi che attendo questo. Oggi è 7 agosto 2021, ed è il Q-day come scherzosamente è stato soprannominato il giorno in cui Quaverio si sarebbe trasferito definitivamente a casa nostra.



Siamo a casa e d'ora in poi sarai qui con noi, da oggi rinasciamo tutti, insieme.




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